Storia e Tradizioni Una delle prime aree abitate d'Italia, la Sicilia prese il nome dai suoi antichi abitanti, i siculi, i quali introdussero l'agricoltura e l'allevamento del bestiame nel III millennio A. C. Seguirono poi i fenici, i quali fondarono una serie di centri commerciali ed iniziarono un'intensa opera di deforestazione usando il legno...

Storia e Tradizioni Una delle prime aree abitate d'Italia, la Sicilia prese il nome dai suoi antichi abitanti, i siculi, i quali introdussero l'agricoltura e l'allevamento del bestiame nel III millennio A. C. Seguirono poi i fenici, i quali fondarono una serie di centri commerciali ed iniziarono un'intensa opera di deforestazione usando il legno nella costruzione di insediamenti e di navi per i loro commerci. Fra l'VIII e il III secolo A. C. l'isola fu dominata dai greci, i quali a volte chiamavano l'isola Trinacria, a causa della sua forma triangolare. Fondarono numerose colonie e svilupparono intensamente il commercio e l'agricoltura. In seguito l'isola venne conquistata dai romani che ne fecero il granaio dell'impero. Costruirono nuove strade e rafforzarono gli insediamenti già esistenti, sviluppando ulteriormente i sistemi agricoli e commerciali. A partire dall'827 D.C., in seguito a ripetuti attacchi da parte di pirati arabi, il porto di Palermo venne ampliato e rafforzato. La città stessa venne ricostruita varie volte stimolando allo stesso tempo un periodo di espansione degli insediamenti su tutta l'isola. La diffusione di sistemi d'irrigazione e l'introduzione di gelsomino, agrumi e altre nuove colture contribuirono al generale incremento della produzione agricola. I normanni prima e i tedeschi poi seguirono il dominio romano continuando a migliorare le condizioni dell'isola. Purtroppo però, sotto la susseguente dominazioni angioine, d'Aragona e della Spagna, la tendenza venne invertita e la Sicilia, divenuta una colonia spagnola, vide il proprio sistema agricolo languire e sgretolarsi. Il territorio venne gradualmente diviso in ampie proprietà terriere caratterizzate da bassa produttività. Nel XIX secolo nacque e si sviluppò la Mafia, l'organizzazione criminale poi divenuta famosa in tutto il mondo e, quando la Sicilia divenne parte del neonato Stato italiano nel 1860,la Mafia assunse di fatto il controllo dell'isola. Dopo la seconda guerra mondiale il governo italiano promosse programmi di sviluppo economico della Sicilia. Grandi proprietà terriere vennero suddivise in unità più piccole e le zone costiere vennero bonificate e trasformate in terreni coltivati. L'industrializzazione urbana, la costruzione di nuove strade e linee ferroviarie, unite allo sviluppo dell'industria turistica hanno contribuito a migliorare consistentemente le condizioni di vita sull'isola. I Vini La Sicilia ha più vigneti di qualunque altra regione italiana e in genere compete con la Puglia per il titolo di maggior produttore vino. Ciononostante, i siciliani consumano meno vino pro-capite rispetto al resto degli italiani. Buona parte dell'uva viene seccata e usata come uvetta nella preparazione di ricette locali oltre che nella preparazione di deliziosi vini da dessert che richiedono alta concentrazione d'uva e vengono bevuti in minore quantità. Infatti, la Sicilia è nota a livello internazionale per per i molti e deliziosi vini da dessert quali il ben noto Marsala. Nonostante i vini da dolci costituiscono circa il 90% del totale della produzione DOC regionale, non bisogna sottovalutare i vari ottimi vini rossi prodotti sia da grandi gruppi quali il Conte di Salaparuta, che da gruppi minori quali Donnafugata, Consorzio Agrario Provinciale di Trapani, e Fontanarossa fra gli altri. Nell'ultimo decennio in particolare, la produzione di vini di qualità siciliani è aumentata notevolmente e i suoi vini DOC e IGT si stanno facendo notare anche sul mercato internazionale. Se vi capita di essere sull'isola l'11 di novembre, giorno dedicato a San Martino dalla chiesa cattolica, cercate i manifesti che annunciano la Festa del Vino. La credenza popolare dice che in questo giorno i vini nuovi sono pronti per essere bevuti, come dice il detto locale: "Il giorno di San Martino il mosto diventa vino".

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